Giovanni Lindo Ferretti (foto di Marcello D'Andrea)

Dai CCCP al concerto in chiesa: Giovanni Lindo Ferretti canta così la «Bella gente d'Appennino»

La musica che... : on stage

del 18/08/2008 di Gianluca Testa

CASTELLINA MARITTIMA (Pisa) - Di fronte all'altare ci sono due sedie in legno, nude. Una coppia di leggii e altrettanti microfoni. Il parroco del paese si guarda attorno sorpreso e perplesso. Forse sta pensando che la sua piccola chiesa non è mai stata così gremita. Neanche la sera di Natale. Poco dopo, senza sussulti né applausi, il pubblico accoglie Giovanni Lindo Ferretti ed Ezio Bonicelli.

All'interno il video della serata.

Giovanni Lindo Ferretti. Dal libro «Reduce».

Il primo con la sua voce. Il secondo, ex Üstmamò, con il violino. E comincia, nel silenzio sacro, «Bella gente d'Appennino». Uno spettacolo breve e intenso. Dove le parole, pregne di sudore e storia lunga secoli, sono cantate, recitate, salmodiate.

Quello di Castellina Marittima è il quarto dei cinque spettacoli estivi di Ferretti. Solo pochi appuntamenti. Tutti organizzati a distanza di un anno dagli ultimi concerti. Un'assenza voluta e forzata. «Mi trovo a fare il padre di mia madre» spiega Giovanni Lindo, ex punk coi CCCP, prima del concerto. «Quando mi hanno chiesto di venire a suonare nella chiesa di Castellina - aggiunge - ho subito detto di no. Poi mi sono ricordato di tante storie e non ho potuto rifiutare. E' molto imbarazzante per tutti, per me in modo particolare, essere in una chiesa e avere alle spalle l'altare e di fronte una platea così numerosa...».

«Oltre a voi, e oltre al fatto che siamo in uno spazio sacro
- prosegue Ferretti - percepisco la presenza di tutti i miei avi che nei secoli hanno attraversato questo pezzo di terra. Io vengo da un piccolo borgo dell'Appennino Tosco-Emiliano. Da molto tempo, da che noi ci ricordiamo, prima ancora di Matilde di Canossa, la mia famiglia, per sopravvivere, l'inverno transumava nella maremma livornese, a Campiglia. Quindi, di fronte a Castellina, è passato mio padre da bambino. E mio nonno e mio bisnonno e mio trisnonno. In qualche modo sono venuto qua, stasera, a raccontare la mia storia pensando che avrei fatto piacere anche a loro».

Gli spazi angusti di una piccola chiesa di paese abituata ad accogliere gli anzini fedeli alla messa della domenica sono eccezionalmente stracolmi di pubblico. Nelle piccole panche e sulle sedie da giardino bordeaux poste al centro della navata. Bordeaux, non bianche. Forse per il rispetto del luogo sacro.

«Bella gente d'Appennino»
è il seguito ideale di «Reduce», spettacolo ispirato dal ritorno a casa e dall'inevitabile riscoperta di se stesso. Reduce. Come i suoi antenati andati in guerra anni prima e attesi per mesi (o anni) dalle loro donne. A diferenza di loro Ferretti è un reduce spirituale. E così, dopo questo passaggio necessario, il nuovo spettacolo è arricchito nei testi, per la maggior parte inediti, ma spoglio del sostegno dell'organetto di Raffaele Pinelli e del controcanto di Lorenzo Esposito Fornasari. Qua c'è solo il violino di Bonicelli. E, naturalmente, la voce profonda e graffiante di Ferretti.

Prima delle litanie che chiudono lo spettacolo si alternano letture personali sulla vita di montagna. La povertà, i boschi e gli animali, la transumanza, la presenza dei morti e l'importanza delle celebrazioni. E si ritmano stralci di brani accuratamente selezionati, solo nelle strofe essenziali: Del Mondo, Madre, Palpitazione tenue, Maremma amara.

L'evento che si è compiuto al «Musica W Festival», progetto promosso dalla Pro loco di Castelina Marittima, è qualcosa in più di un semplice concerto. Ferretti, come al solito, si spinge oltre l'atteso. E spiazza anche il suo pubblico. Lo incanta, lo affascinta, lo porta dalla sua parte. E gli regala un pezzo di sé e della sua storia. Concende ai pochi arrivati fin lì (ma tanti, troppi per lo spazio che li deve accogliere) un pezzo di vita. Lo regala a loro, spettatori non comuni di un musicista-scrittore atipico incapace di far suonare un solo strumento. Condivide il privato che sembra cantare e recitare soprattutto per i propri avi, per i familiari e i parenti di seconda o terza generazione. Ferretti canta la storia di Cerretto Alpi, della bella gente d'Appennino, quella dallo «scarpon grosso e cervello fino».

Giovanni Lindo Ferretti. Due nomi e un cognome che sintetizzano una storia artistica (ma non solo) lunga e complessa. Una vita di partenze e ritorni in cui si compie la transumanza di un animo umano ingiustamente accusato d'incoerenza. La stupidità, viceversa, sta nei cuori di chi non capisce. Perché tutto questo non sarà mai patrimonio di tutti. E l'immobilità ideologica è la magra conseguenza dell'impossibilità di cambiare. In questo caso la massima espressione di se stessi risiede nella forza con cui ci si racconta. Senza paura e senza inganni. E Ferretti lo fa bene. Se Oriana Fallaci ha definito «il suo bambino» il libro pubblicato postumo, «Un cappello pieno di ciliege», così l'ex leader dei CCCP riconosce la sua progenie nella storia della famiglia. Due esseri umani senza figli, due talenti della contemporaneità.

E tutto accade senza rimpianti. Ferretti, primo punk italiano coi CCCP insieme a Massimo Zamboni, ha poi dato forma - un po' per caso - ai C.S.I. e a una formazione più estesa ed «elettrificata». Infine il passaggio più intimista coi P.G.R. (Per Grazia Ricevuta) e il ritorno a casa. Iniziano le collaborazioni con Ambrogio Sparagna e le sperimentazioni, ormai quasi consolidate, di spettacoli che attingono la forza dalla terra. D'accordo, i P.G.R. hanno ancora un album da concludere. Ma Ferretti non c'è già più. Almeno da un paio d'anni (forse anche di più), Giovanni Lindo è oltre. L'album con Gianni Maroccolo & C. è solo l'ultimo dei vincoli contrattuali da rispettare. La storia che resta da raccontare è in parte già scritta. Lo sa bene la «Bella gente d'Appennino».

Per chi volesse assistere all'ultimo spettacolo estivo di Ferretti, l'appuntamento è per il 23 agosto nella piazza del Convento di Spoleto per la 26esima edizione del festival «Spoltore Ensemble» (www.spoltorensemble.it). In programma c'è «Reduce».

Video

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